Confcommercio: il calo dell’inflazione è un dato coerente con la riduzione dei prezzi delle materie prime
Secondo la stima provvisoria dell’Istat, a settembre l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un calo dello 0,3% rispetto ad agosto e un aumento del 3,8% rispetto a settembre 2007, a fronte del +4,1% registrato il mese scorso. In base alla stima provvisoria, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra nel mese di settembre un aumento dello 0,3 rispetto al mese precedente e del 3,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Sulla base dei dati finora pervenuti gli aumenti congiunturali più significativi dell’indice per l’intera collettività si sono verificati per i capitoli Istruzione (+1,3%), Abbigliamento e calzature (+0,4%) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+0,3%). Variazioni negative si sono verificate nei capitoli Trasporti (-1,7%), Ricreazione, spettacoli e cultura (-1,3%), Comunicazioni (-0,6%), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,3%) e Servizi ricettivi e di ristorazione (-0,2%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,7%), Trasporti (+6,7%) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+5,8%). Una variazione tendenziale negativa si e’ verificata nel capitolo Comunicazioni (-4,4%).
E Confcommercio commenta così: “Un dato che conferma l’estraneità del settore della distribuzione ai fenomeni inflazionistici perché quando scendono i prezzi delle materie prime energetiche e alimentari si riducono anche i prezzi al consumo e dimostra che il rientro dell’inflazione è un processo legato a meccanismi di formazione dei prezzi che hanno origine su scala internazionale”.
Infatti, la diminuzione, dopo quasi due anni, dell’indice dei prezzi al consumo – prosegue la nota – riflette le riduzioni dei prezzi delle materie prime energetiche sui mercati internazionali e l’attenuarsi delle pressioni nel comparto alimentare, dove peraltro permangono alcuni elementi di tensione legati ai derivati dei cereali. Ma risente anche della forte stagnazione della domanda interna per consumi e delle tendenze meno espansive dei prezzi alla produzione che, dopo il picco registrato a luglio, hanno mostrato ad agosto una tendenza al rallentamento. In questa situazione, la previsione di una evoluzione dei prezzi delle materie prime meno sostenuta sui mercati internazionali porta a prevedere che il processo di rientro prosegua anche nei prossimi mesi portando a fine anno l’inflazione su valori intorno al 3,5%”.
“Va comunque segnalato – conclude Confcommercio – come l’emergenza inflazione non possa ancora dirsi completamente superata in considerazione anche dei meccanismi di determinazione del prezzo di alcuni prodotti energetici che risentono, con un certo ritardo, degli aumenti delle materie prime come energia e gas”.