COLPEVOLE DI SODOMIA A 13 ANNI, SESTO MINORENNE A MORTE IN IRAN
LO SDEGNO DI AMNESTY INTERNATIONAL, CHE AVEVA INVIATO
MIGLIAIA DI APPELLI ALLE AUTORITA’ DI TEHRAN
Quella di Makwan Moloudzadeh, avvenuta ieri nella prigione di Kermanshah,
e’ stata la sesta esecuzione di un minorenne al momento del reato
dall’inizio dell’anno in Iran.
‘L’uso della pena di morte in Iran ha raggiunto livelli aberranti: tra le
persone gia’ messe a morte o a rischio di esecuzione quest’anno vi sono
omosessuali, adulteri, prigionieri di coscienza, giornalisti. L’Iran e’ il
paese che dal 1990 ha assassinato il maggior numero di minorenni all’epoca
del reato, 28 in totale, in violazione del diritto internazionale che
impedisce queste esecuzioni’ – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente
della Sezione Italiana di Amnesty International.
Makwan Moloudzadeh, curdo iraniano di 21 anni, era stato condannato a
morte il 7 luglio 2007 per il presunto stupro di un tredicenne avvenuto
nel 1999, quando anch’egli aveva 13 anni. Meno di un mese fa pareva che la
Corte suprema, dopo aver ratificato la condanna, avesse accettato di
esaminare il caso.
Moloudzadeh era stato arrestato il 1° ottobre 2006 a Paveh, nella
provincia di Kermanshah. Dopo essere stato sottoposto a numerosi
interrogatori, durante i quali aveva subito maltrattamenti, la Corte
penale di Kermanshah lo aveva processato e condannato a morte per ‘atti
omosessuali’. Nonostante la legge iraniana preveda che gli atti
omosessuali commessi da minori di eta’ non superiore a 14 anni e mezzo
debbano essere puniti con la fustigazione, il giudice aveva esercitato il
proprio potere discrezionale stabilendo che Moloudzadeh, che aveva
raggiunto la puberta’ all’epoca del reato, dovesse essere condannato a
morte come un adulto.
Roma, 6 dicembre 2007
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