Bersani su dati Istat ed Eurostat: l'Italia resiste grazie alle liberalizzazioni, entro l'anno il terzo pacchetto



“L’attuale spinta inflazionistica registrata a livello europeo è preoccupante e richiede massima attenzione e vigilanza a tutti i livelli. L’Italia resiste grazie al solo contributo dei settori toccati dalle liberalizzazioni”. Il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, analizzando i dati provvisori sull’inflazione del mese di ottobre diffusi da Istat e Eurostat individua in “fattori di carattere internazionale quali l’aumento del prezzo internazionale del petrolio e delle materie prime alimentari”, le cause prevalenti dell’impennata. Queste tensioni, spiega in una nota, “hanno condotto l’inflazione dei paesi dell’Area Euro al 2,6 per cento tendenziale, mentre l’Italia si posiziona al di sotto di questo valore confermando così la minor dinamica inflazionistica che si è registrata già a partire da aprile scorso, invertendo così una storica tendenza dell’Italia a posizionarsi sopra la media europea. Resistiamo a queste eccezionali e preoccupanti tendenze internazionali – rimarca Bersani in virtù delle variazioni negative dei prezzi di settori come le comunicazioni e i medicinali, oggetto di specifici provvedimenti di liberalizzazione”. “Hanno concorso infatti a limitare l’aumento dell’inflazione – fa notare il ministro – il calo delle tariffe di telefonia mobile (- 15,5 per cento) e i farmaci coperti dal servizio sanitario nazionale nonchè degli sconti che ormai da tempo vengono praticati sui farmaci da banco. In assenza di tali misure, l’inflazione in Italia avrebbe sicuramente seguito più da vicino la fiammata che si è registrata a livello europeo. Questa è la prova lampante evidenzia Bersani – che abbiamo bisogno di continuare sulla strada delle liberalizzazioni e approvare entro l’anno il “terzo pacchetto” all’esame del Parlamento che, tra l’altro, impegna ogni anno il governo a presentare una legge sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Il ministro, infine, segnala ancora una volta “con forte preoccupazione il fatto che l’Unione Europea assiste passivamente all’incredibile aumento del prezzo internazionale del greggio che, seppur sensibile a dinamiche di carattere strutturale, in questa fase appare maggiormente ed evidentemente determinato anche da fattori speculativi a livello internazionale”.

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