Amnesty: L’Unione Europea Prenda Posizione sulla Pena di Morte e sui Diritti Umani



AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE ALL’UNIONE EUROPEA DI PRENDERE POSIZIONE
SULLA PENA DI MORTE E SU ALTRI ASPETTI DEI DIRITTI UMANI NEL CORSO
DELL’INCONTRO COL GIAPPONE

Amnesty International ha chiesto alla Germania, in occasione di uno degli
ultimi incontri su singoli paesi della sua presidenza dell’Unione europea,
di non trascurare il tema dei diritti umani nel corso dei colloqui odierni
col Giappone.

Il Giappone, uno dei principali fornitori di aiuti umanitari all’estero,
continua ad avere alcuni gravi problemi di diritti umani in casa propria.
Anzitutto, e’ uno dei pochi paesi industrializzati a usare la pena di
morte: dalla ripresa delle esecuzioni, lo scorso Natale, sono stati
impiccati sette prigionieri.

Per questo motivo, Amnesty International ha inviato una lettera alla
presidenza tedesca dell’Unione europea (disponibile su
www.amnesty-eu.org), chiedendo che il Giappone sia invitato a compiere
passi concreti per abolire la pena di morte. L’organizzazione per i
diritti umani ha chiesto inoltre alla presidenza tedesca di sollevare la
questione delle confessioni forzate che continuano a caratterizzare la
fase di detenzione prima del processo, e che non sono in linea con gli
standard internazionali.

‘Il Giappone e’ spesso associato a un’idea di modernita’, ma il suo

sistema di pena capitale e’ tutto il contrario. Possiede, anzi,
caratteristiche medievali, come l’impiccagione, e una politica di
segretezza in cui a volte neanche il prigioniero viene informato
anticipatamente della propria esecuzione’ – ha dichiarato Dick Oosting,
direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’Unione europea.

Le condizioni detentive sono un altro serio motivo di preoccupazione per
Amnesty International. I condannati a morte sono tenuti in isolamento,
spesso per decenni. I contatti col mondo esterno si riducono a visite rare
e sorvegliate, la televisione e’ limitata e i libri forniti col
contagocce. Grazie a questo regime, pare che molti detenuti soffrano di
disturbi mentali.

Infine, Amnesty International ha sollecitato la presidenza dell’Unione
europea a sollevare il tema della riduzione in stato di schiavitu’
sessuale delle cosiddette ‘donne di conforto’, ad opera dell’esercito
giapponese durante la Seconda guerra mondiale.

‘La mancanza, da parte delle autorita’ giapponesi, di fornire piene scuse
e un risarcimento alle sopravvissute alla schiavitu’ sessuale e’ un altro
aspetto negativo della situazione dei diritti umani che la presidenza
europea dovrebbe affrontare nel corso dell’incontro di oggi’ – ha concluso
Dick Oosting.

Brussels / Roma, 5 giugno 2007

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